Emilia Sensale

Poetessa e Scrittrice, Artista, Giornalista, nata a Napoli il 12 marzo 1989, vive a Napoli dove studia all'Università 'L'Orientale' dopo essersi diplomata al Liceo Classico 'Vittorio Emanuele II'. Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, amante della fotografia, della pittura e dell'arte del ricamo e dell'uncinetto, attualmente collaboratore per il quotidiano ROMA e impegnata in Uffici Stampa e in Social Media Marketing, è anche giornalista enogastronomica e scrive per 'I Templari del Gusto', 'SaporiCondivisi', 'CampaniaChe' e 'Campania Food Porn', scrive poi per la versione cartacea e per la versione online di 'CasoriaDue' e su 'Gazzetta di Napoli'.

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BABÀzona, mostra fotografica di Emilia Sensale e babà personalizzati con gelati e creme di Guglielmo Mazzaro

Centro Storico di Napoli e babà, un binomio eccellente. Si chiama BABÀzona l’evento che vedrà insieme il pasticciere Immagine evento mostra Emilia Sensale da Mazzpartenopeo Guglielmo Mazzaro e la poetessa e scrittrice, artista e giornalista napoletana Emilia Sensale e, come suggerisce il titolo, sarà proprio il babà il protagonista indiscusso, considerato il fiore all’occhiello dell’attività.

La manifestazione verrà inaugurata giovedì 22 giugno 2017 alle ore 18 presso la Pasticceria Mazz ubicata in Via dei Tribunali e sarà contraddistinta dalla mostra fotografica della 28enne Emilia Sensale, fruibile fino a domenica 25, dedicata proprio ai babà di Mazzaro, il quale per l’occasione presenterà il suo babà-gelato, la giusta unione tra un dolce tipico napoletano che è adatto in tutti i mesi dell’anno, anche in quelli più caldi, e un grande protagonista dell’estate che ben si accoppia al suddetto babà che è caratterizzato da una struttura spugnosa dal tipico sapore di rum ma anche compatta ed elastica. “Il titolo della manifestazione – spiega Emilia Sensale – è un gioco di parole perché indica il voler dedicare una zona agli amati babà unendo le diverse espressioni artistiche che rappresentano me e Guglielmo, ma soprattutto nella pronuncia sembra il P_20170616_114029termine ‘babbasona’. È una variante femminile di una parola che è presente nella tradizione partenopea e indica solitamente una persona sciocca, da piccola mi prendevano spesso in giro usando questo vocabolo e oggi che sono fiera della mia sensibilità nonostante tanti dolori voglio scherzarci così”.

Non è tutto: Guglielmo Mazzaro proporrà il babà personalizzato sul momento secondo le esigenze del cliente, con le sac à poche ben visibili in vetrina e ognuna con la sua crema, ad esempio al cioccolato, pistacchio, fragola, limone con bagna al limoncello, cassata e molti altri gusti. “Il babà classico è sempre il più richiesto – chiosa Guglielmo Mazzaro – ma vorrei che ognuno creasse una propria esperienza con questo dolce, ogni cliente ha il suo mondo interiore anche per quanto riguarda il cibo e vogliamo rispettarlo permettendo a ognuno di scegliere secondo i propri gusti, possibilità che è anche per noi un modo per scoprire il cliente e per migliorare la nostra attività – conclude – magari attraverso suggerimenti per creare nuove creme”

Festa delle Donne 2017, anche i familiari di Stefania Formicola all’evento organizzato presso SfogliaCampanella

NAPOLI – “Non nascondete le violenze subìte, parlate anche con un’amica se non riuscite a farlo coi genitori”. Sono queste le parole dei familiari di Stefania Formicola, la 28enne uccisa lo scorso anno dal marito con un colpo di pistola, vittima di uno dei centoventi femminicidi che hanno contraddistinto il 2016. I familiari di Stefania hanno partecipato all’evento ‘Da Donna a Donna l’8tto per sempre’, organizzato nella mattinata di mercoledì 8 marzo 2017 presso lo store SfogliaCampanella di Via San Biagio dei Librai nel Centro Storico di Napoli. L’incontro è stato fortemente voluto e promosso da SfogliateLab e dall’Associazione Formatime. 

All’evento hanno partecipato molte persone che si impegnano a favore delle donne lungo il territorio partenopeo sotto vari ambiti ed erano presenti, tra gli altri, la criminologa Antonella Formicola, il Dirigente Polizia di Stato Michele Spina, il Presidente dell’Associazione Formatime Alessandra Gallo e il Presidente Federsociale Salvatore Isaia. Per l’occasione, il pasticcere Vincenzo Ferrieri ha presentato e offerto alle donne presenti le sue Tortine Mimosa e le sfogliatelle mignon al limone, dolci che presentano la solarità del giallo proprio in onore del colore delle mimose. 

 

Le tante dolci bontà di Mandorlada da Roma

di Emilia Sensale 

Sono tante le bontà preparate da ‘Mandorlada’ a Roma, un laboratorio artigianale del quale ho già parlato e che produce solo paste di mandorla, un progetto nato proprio per la passione di far conoscere la vera pasta di mandorle conventuale e tutto ciò in cui le mandorle i Mandorlada dolcettipossono trasformare, con miele e zucchero come unici conservanti. Bontà che possono arrivare fino a casa e che mi sono giunte fino a Napoli. ‘Mandorlada’ per le sue creazioni usa la gustosa mandorla siciliana, esattamente la cosiddetta pizzuta d’Avola. Oltre ai dolcetti semplici c'è ad esempio Kaffè che ha, come suggerisce il nome, il caffè espresso tra gli ingredienti. Particolari sono i Sospiri di Sposa, con un ripieno di confettura di limoni extra di Pantelleria, miele di api nere sicule Presidio Slow Food e vaniglia bourbon del Madagascar, quest'ultima presente anche nei classici Fior di Mandorla. Moreski poi è l'incontro gustosissimo della mandorla con il cacao in polvere. 

EROSticceria – Storia e ricetta del babà, l’antico e spesso sensuale dolce napoletano

PUBBLICATO SU CAMPANIACHE

7dff099a65b026895942a872c251a542_XLIl babà è dolce già nella parola, nel pronunciare un termine così semplice e dall’accento così piacevolmente frivolo. Le prime due lettere dell’alfabeto si cambiano di posto rispetto a come le conosciamo ed è la seconda ‘b’ nella pronuncia a fare la magia, spiccando come se ci fosse una lettera gemella un po’ timida, nascosta da qualche parte, magari in uno dei minuscoli fori dell’impasto del dolce pronti ad accogliere del succulento rhum. 

Difficile trovare nel grande mondo dei dolci qualcosa di veramente più sexy di un babà napoletano dalla forma a fungo, con la sua testa così gonfia e invitante, così come non esiste complimento più bello per un cittadino partenopeo di “tu si proprio nu’ babbà!” da tradurre in maniera semplicistica con “sei proprio un tesoro” e che, tuttavia, ha molteplici interpretazioni: l’espressione, infatti, indica una persona dal carattere dolce e disponibile e anche un individuo bravo nel fare qualcosa di difficile, ma può pure indicare un oggetto particolarmente bello. Nella sfera sessuale, poi, non è difficile fare paragoni con determinate parti del corpo maschile e scatenare desideri di momenti di dolcezza in un freddo pomeriggio invernale o in calde giornate d’estate perché si sa, ciò che si fa a letto e un buon babà vanno bene sia in inverno sia nella bella stagione. 

Il babà è un dolce tipico napoletano, caratterizzato da un impasto soffice che gode di ben tre lievitazioni nella ricetta originale e soprattutto dal profumo del rhum. È un prodotto figlio di un’amorevole pazienza e di una lunga tradizione ma non è nato all’ombra del Vesuvio. Il babà, secondo la storia più conosciuta, sarebbe nato in Polonia (dove ancora oggi c’è un dolce chiamato ‘baba’, senza l’accento caratteristico partenopeo) per volontà del re Stanislao Leszczinski, il quale fu detronizzato e costretto a lasciare il territorio polacco arrivando nelle isole portoghesi di Madeira. Proprio nelle acque del posto, secondo la leggenda, avrebbe bagnato una fetta di Gugelhupf, una torta austriaca a forma di ciambella ma dalla forma alta con uvetta, mandorle e brandy di ciliegie, metà panettone e metà brioche; il gesto fu l’inizio della storia del babà, dolce che in un primo momento aveva proprio l’uvetta nel composto e che nel tempo ha mostrato sempre più il suo tipico impasto leggero. Il nome verrebbe da Alì Babà, protagonista coi suoi quaranta ladroni di un racconto delle eroticissime ‘Le mille e una notte’, una scelta dettata da un piacere del suddetto re polacco poiché alla prima detronizzazione ebbe modo di avvicinarsi molto al popolo turco e alle sue tradizioni orientali. 

L’evoluzione del babà fino ai giorni nostri lo ha visto nei secoli precedenti molto gradito a forma di ciambella, al centro della quale veniva riposta marmellata di albicocca e frutta. La bagna di rhum è un’impronta venuta da molto lontano, esattamente dall’America, dopo la sua scoperta del 1492. In merito alla forma somigliante a un fungo, non si è d’accordo sulle ipotesi ma sembra appurato che questa era la forma iniziale e che si presentava così in Francia, dove re Stanislao Leszczinski arrivò per restare vicino alla figlia Maria che aveva sposato re Luigi XV e aveva portato con sé la ricetta del dolce. Furono i Borbone a portare il babà nel Regno delle Due Sicilie nell’Ottocento e si narra che la forma a fungo fosse particolarmente apprezzata e che non sempre si usasse la forchettina per mangiarlo dal piatto ma che si afferrasse dal collo del dolce e si portassero le labbra alla gonfia testa, caratterizzata spesso da un colore più scuro, imbrunito, dovuto alla cottura in forno. Iniziare proprio dalla testa è importante non solo per questo dolce ma anche nel corteggiamento, dopotutto. 

Oggi conosciamo il babà in varie forme, dimensioni e trasposizioni estetiche: non solo a forma di fungo o a ciambella con le caratteristiche scanalature ma anche rotondeggiante con crema pasticceria o panna al centro in un pertugio decisamente sexy e goloso, sulle quali viene disposta della frutta candita. Il babà oggi viene bagnato non solo nel rhum ma anche nel caffè e nel limoncello e ha molteplici trasposizioni per quanto riguarda le creme che lo accompagnano oltre alle versioni classiche, come al cioccolato, al pistacchio, alla ricotta. La crema può anche accostarsi al sexy babà a forma di fungo, basta creare un’apposita fessura che segue in maniera longitudinale il dolce e inserirvi delicatamente, come una carezza ma con decisione, la sac à poche da stringere con le mani per far uscire il composto desiderato. 

La ricetta del babà napoletano

Ingredienti per 20 babà o per un babà grande

  • 1 kg di farina
  • 80g di zucchero
  • 300g di burro
  • 50g di lievito di birra
  • 20g di sale
  • 15 uova intere

Per la bagna servono 1lt di acqua, 400g di zucchero, ½lt di rhum

Mescolare farina e lievito, aggiungere poi lo zucchero e il sale. Incorporare le uova precedentemente rotte e dopo aver mescolato in un piatto con la forchetta albume e tuorlo. Aggiungere il burro ammorbidito a tocchetti, l’impasto sarà pronto quando si staccherà dai bordi della ciotola dove sono stati incorporati gli ingredienti. Imburrare i piccoli stampi del babà o lo stampo più grande che è stato scelto, ogni stampo comunque deve essere riempito a metà con l’impasto, e lasciare lievitare per una mezz’oretta. Infornare a più di duecento gradi quindici minuti, abbassare poi il forno a 180° per un altro quarto d’ora. I babà saranno pronti quando saranno di colore dorati e alti, con la testa ben gonfia. Non vanno consumati subito ma devono riposare per almeno dodici ore. Per preparare la bagna, versare in un’ampia pentola dai bordi alti l’acqua che va fatta bollire dolcemente, non deve mai bollire. Aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere mescolando dolcemente con una cucchiarella. Aggiungere il rhum e mescolare per qualche minuto. Immergere i babà nel composto ottenuto finché non si ammorbidiscono, toglierli dalla pentola e appoggiarli su una grata da dolci e lasciarli scolare un po’, per almeno dieci minuti. 

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