Emilia Sensale

Poetessa e Scrittrice, Artista, Giornalista, nata a Napoli il 12 marzo 1989, vive a Napoli dove studia all'Università 'L'Orientale' dopo essersi diplomata al Liceo Classico 'Vittorio Emanuele II'. Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, amante della fotografia, della pittura e dell'arte del ricamo e dell'uncinetto, attualmente collaboratore per il quotidiano ROMA e impegnata in Uffici Stampa e in Social Media Marketing, è anche giornalista enogastronomica e scrive per 'I Templari del Gusto', 'SaporiCondivisi', 'CampaniaChe' e 'Campania Food Porn', scrive poi per la versione cartacea e per la versione online di 'CasoriaDue' e su 'Gazzetta di Napoli'.

Site menu:

Categorie

Cerca nel sito

Profili di Emilia

Archivio

Calendario

agosto: 2018
L M M G V S D
« giu    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Tag

Archivio della categoria 'EROSticceria'

EROSticceria – In estate la cozza è sempre aperta

Articolo pubblicato su campaniafoodporn.it

Fa caldo. Troppo caldo. Se da una parte la pelle richiede di essere lasciata libera alla ricerca di un po’ di refrigerio, permettendo al sole di baciare le sensuali curve del corpo che tanto bramano anche la più piccola carezza del vento, dall’altra le alte temperature non aiutano l’appetito, a tavola e a letto. 

Cozza-aperta-1-740x444Sembra esserci una certezza scientifica nel ragionare sul fatto che il caldo riesca a chiudere lo stomaco e a frenare bollenti desideri, ma la fantasia di un cuoco e di un innamorato non conosce ostacoli di fronte alla passione per la buona tavola e per l’anima gemella: le proposte si fanno fresche, dagli abbinamenti invitanti e mai pesanti, ed è il pesce in ogni sua forma a proporsi, anzi, a imporsi con tutte le sue qualità benefiche per mente e corpo. In estate la cozzaè sempre aperta nei piatti sulle tavole napoletane: la tradizione gastronomica partenopea e della costiera campana in generale prevede un ampio uso dei frutti di mare in estate e sono tantissime le ricette che godono della sua presenza tra gli ingredienti. 

La cozza è un mollusco bivalve ed equivalve, in altre parole composto da una doppia conchiglia di colore nero, spesso tendente al viola, che ha la stessa forma (appuntita in un punto, all’opposto arrotondata) in entrambi le valve che così aderiscono perfettamente e si uniscono saldamente. Non tutti sanno che vi è una distinzione tra i due sessi e la differenza si può riconoscere grazie al mantello interno, che contiene tutti gli Cozza-aperta-2organi: si presenta di colore giallo nei maschi e di colore rosso-arancione nelle femmine. Nell’aprire una cozza cruda molti si riscoprono maliziosi e affermano di constatare che il suo aspetto richiama l’apparato riproduttivo femminile. Grazie alla sua esteriorità non proprio aggraziata e all’abilità di sapersi attaccare fortemente agli scogli, la cozza si ricollega all’affascinante universo femminile con l’espressione secondo la quale indicherebbe una donna che non ha una grande bellezza oppure una donna dal comportamento troppo appiccicoso. 
Le cozze si aprono durante la cottura in pentola, regalando al piatto che si sta preparando tutto il loro sapore inconfondibile. In Campania sono apprezzate tantissimo nella forma più semplice, unicamente accompagnate con il limone, ma sono anche le protagoniste indiscusse di una ricetta classica del Giovedì Santo e che si trova anche nei menu dei ristoranti in estate: la zuppa di cozze. Il riso ha una proposta davvero saporita con il risotto alla pescatora, ma è anche l’espressione solitamente usata per la pizza che accoglie i frutti di mare. Questi molluschi poi si accoppiano benissimo coi prodotti dell’orto e non a caso sono i protagonisti indiscussi del classico ‘terra&mare’. È la pasta a regalare il talamo nuziale più squisito: un piatto di paccheri o mezzi paccheri fa sposare felicemente le cozze coi pomodorini e il prezzemolo, degno di evidenza è anche il cartoccio di linguine ai frutti di mare mentre la pasta
Cozza-aperta-3fresca come gli scialatielli, formato tipico della cucina campana, firma un altro gustoso matrimonio con le cozze. C’è poi un piatto tipico napoletano: pasta con fagioli e cozze. Le cozze vengono accorpate senza conchiglia alla fine della cottura dei fagioli con la pasta, devono restare sulla fiamma giusto quei pochissimi minuti che permettono loro di lasciarsi accarezzare dall’inconfondibile colore dei legumi, come un manto che verrà accarezzato da una fresca pioggia di prezzemolo. Come la pelle che in estate aspetta il fresco tocco dei sorsi d’acqua sulle gocce di sudore che esprimono l’energia di corpi che vivono l’esistenza scoprendola in ogni sogno realizzato con fatica e in ogni desiderio. 

Ricetta della ciambella alla Melannurca Campana IGP e mascarpone

PUBBLICATO SU CAMPANIACHE

Mela_annurca_1La Melannurca Campana, definita ‘la regina delle mele’ e riconosciuta nel 2006 quale Indicazione Geografica Protetta (IGP), è un prodotto ortofrutticolo tipico delle terre della Campania. Tale varietà ha origini antiche, come testimonia la sua presenza in un affresco di duemila anni fa rinvenuto in una domus di Ercolano, la Casa dei Cervi, e prende il nome secondo la tesi più acclamata da una tradizione puteolana: il Lago Averno, infatti, era considerato come la Porta degli Inferi e nel territorio fertile di Pozzuoli ha iniziato a crescere questa mela che cresceva per l’appunto intorno all’Orco, agli Inferi; col tempo il nome si è trasformato in Annorcola fino all’Annurca che conosciamo oggi. 

La raccolta di questi frutti, ancora acerbi, deve iniziare intorno alla metà di settembre. Subito dopo, inizia la fase di maturazione detta ‘arrossamento' con l'esposizione al sole per circa due settimane. Sui melai, filari di graticci di paglia ricavata dalla trebbiatura, le mele vengono frequentemente girate a mano. Caratteristica della Melannurca Campana rosse è la sua dolcezza e la presenza di puntini bianchi sulla buccia. 

Nel 2015 sono stati pubblicati alcuni studi sulla Melannurca Campana: i ricercatori del dipartimento di Farmacia dell’Università ‘Federico II’ di Napoli hanno dimostrato che questa mela ha un’azione gastroprotettiva, aiuta a regolare le funzioni intestinali, è diuretica e indicata spesso nelle diete dei malati e dei diabetici. In particolare, la Melannurca è ricca di polifenoli ed è efficace contro la calvizie. 

Ecco la ricetta di un dolce adatto alla prima colazione e alla merenda: ciambella con mela annurca e mascarpone. 

Ingredienti 

400gr di mele annurche 

400gr di mascarpone 

250gr di farina 

300gr di zucchero 

4 uova intere 

1 bustina di lievito per dolci 

1 busta di vanillina 

1 pizzico di sale 

Sbattere le uova con lo zucchero e il pizzico di sale fino a che diventino un composto chiaro e spumoso. Mescolare il composto con due cucchiai di mascarpone, il resto metterlo da parte. Aggiungere la farina insieme al lievito per dolci e alla vanillina e amalgamare il tutto. Sbucciare le mele e tagliarle a fette, unire il tutto al composto. Imburrare e infarinare una tortiera a forma di ciambella e infornare in forno già caldo a 180° per circa un’ora. Quando la ciambella si sarà raffreddata mescolare il restante mascarpone con un po’ di zucchero, tagliare in due la ciambella e spalmare la crema ottenuta. 

Carne alla pizzaiola, caldo piatto dalle origini indubbiamente napoletane

PUBBLICATO SU CAMPANIACHE

P_20170201_164230_-_CopiaFette di carne alla pizzaiola, magari calde, appena tolte dal ruoto che ancora borbotta sul fuoco, in un buon sfilatino: conoscete qualcosa di più buono per una merenda in un freddo inverno capace di riscaldare corpo e anima e anche, a ben guardare, qualcosa di più sensuale? Basta un morso per ritornare in pace con se stessi e per tornare a sorridere quando qualcosa nella vita non va. 

La carne alla pizzaiola ha una storia dopotutto incerta ma non ci sono invece dubbi sulla sua origine: è napoletana, meravigliosamente napoletana. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un piatto nato per riciclare degli avanzi, probabilmente è nata dopo la scoperta dell’America e quando nella città partenopea il pomodoro, col suo rosso così acceso, ha conquistato sempre di più le tavole povere dei cittadini partenopei, per riciclare pezzi di carne. 

La carne alla pizzaiola è un piatto appassionato e appassionante, semplice da preparare ma che richiede una certa attenzione. Il sugo alla fine è utile anche per preparare degli spaghetti squisiti, che si possono gustare anche a letto con la propria dolce metà, una forchettata tu una forchettata io, portando sulla lingua quel sapore deciso dato dall’ingrediente che più del pomodoro caratterizza il piatto: l’aglio. Non tutti sanno che l’aglio ha proprietà benefiche per l’eros, è un afrodisiaco che funziona come un viagra capace di donare prestazioni che poi faranno facilmente perdonare l’ipotetico alito cattivo. E non è tutto: l’aglio è un ottimo alleato del sistema cardiovascolare, è un anticoagulante. E per non far svanire l’effetto dell’aglio è importante che in altri ambiti certe cose non diventino dure, come la carne alla pizzaiola, vero e proprio incubo per chi segue questa ricetta: il trucco è stare attenti ai fornelli girando spesso le fettine di carne, che vanno inserire in abbondante sugo di pomodoro come se fosse un lenzuolo vermiglio che avvolge la carne e promette piaceri senza tempo. Sul finale, impossibile non proporre una spolverata di origano, anch’esso dalle grandi qualità: è un eccitante della circolazione periferica e contiene numerosi sali minerali come calcio, ferro, magnesio, sodio, zinco, potassio. 

EROSticceria – Le palle? Meglio friggerle che raccontarle

PUBBLICATO SU CAMPANIACHE

Palle_di_pasta_cresciutaPalle di neve, palle di Natale, palle di lana (che magari con l’adeguata maestria possono trasformarsi in un morbido e rassicurante scialle, sempre se il gatto di casa non si appropria dei gomitoli), palle come parte del corpo maschile, palle da baseball (ma di varia forma molti sport hanno… le palle), palle che spesso ci vengono raccontate. Dopotutto viviamo su un pianeta che è una palla (un po’ schiacciata, a detta degli esperti) che gira attorno a una palla infuocata. E che palle! Siamo circondati da queste sfere e dopotutto il cerchio è la forma che esprime pienezza e armonia, è il simbolo di qualcosa che racchiude senza soffocare ma con rasserenante e tenace sicurezza, studiato con grande passione da Pitagora e ritrovato nei volumi studiati tra i banchi di scuola. E a ben rifletterci il cerchio è simbolo d’amore, anche con una certa valenza erotica: sebbene il letto non sia di forma rotonda ma rettangolare, il cerchio indica qualcosa di racchiuso, di protetto, ricorda quasi un abbraccio tra due amanti e i sentimenti e i ricordi sono capaci di racchiudere grandi emozioni, come sferica è la pancia di una donna quando aspetta un bambino e quindi diventerà madre. 

Del suddetto elenco, sono le palle (o balle, se preferite altra consonante) che vengono raccontate ad essere davvero pericolose e irritanti. A ben pensarci, le bugie sono inutili perché hanno davvero le gambe corte e sono destinate ad essere smascherate, ma soprattutto sono dannose per chi le racconta, non solo per chi le riceve. Alcune fanno così male che nell’ingoiare verità che sembrano tali e che poi, magari per volontà del destino, si rivelano amarissime bugie spesso ci si avvelena anima e corpo. Per questo, è decisamente meglio ingoiare palle legate all’arte gastronomica e nella tradizione napoletana e italiana in generale c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vi sono le palle di pasta cresciuta, ad esempio, che sono delle frittelle salate contraddistinte spesso dalla presenza delle alghe, ma anche gli arancini (quelli bianchi, perché quelli al pomodoro nei banchetti dello street-food partenopeo hanno il pizzo). Impossibile poi non riportare alla mente le polpette, spesso vere e proprie perle rosse nel pomodoro lasciato sul fuoco, ma anche nelle pasticcerie si trova qualcosa: la forma sferica è tra le più usate per i dolci e i cioccolatini e un pezzo di cacao da portare alle labbra può essere consolatorio dopo che una palla ci è arrivata all’orecchio e l’abbiamo riconosciuta come tale. 

Avere le palle è ben più, comunque, di avere una buona scorta di palle di pasta cresciuta pronte da friggere (che non fa mai male). Significa assumersi la responsabilità di un’azione, di una scelta, anche di un sentimento, di prendersi cura di una persona. Avere le palle significa saper affrontare con coraggio le situazioni, al tempo stesso non significa non avere paura perché essa è il fulcro stesso del coraggio. Allora con un bel sorriso e tra le dita una palla di pasta cresciuta ancora calda, meglio avere le palle di affrontare le difficoltà della vita e la brutalità delle persone, le scelte che possono cambiare l’esistenza, i dolori inevitabili e l’ineluttabilità di una solitudine che dà una sicura infelicità invece di una felicità insicura ma che può rivelarsi davvero la felicità tanto cercata. Mangiate le palle invece di raccontarle o se vi va… raccontate queste palle qui esposte, che sono decisamente buone. Se le palle fritte vi sembrano pesanti, sappiate che una non fa male, l’importante è non esagerare e dunque queste famose palle… non rompetele. 

Instagram