Emilia Sensale

Poetessa e Scrittrice, Artista, Giornalista, nata a Napoli il 12 marzo 1989, vive a Napoli dove studia all'Università 'L'Orientale' dopo essersi diplomata al Liceo Classico 'Vittorio Emanuele II'. Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, amante della fotografia, della pittura e dell'arte del ricamo e dell'uncinetto, attualmente collaboratore per il quotidiano ROMA e impegnata in Uffici Stampa e in Social Media Marketing, è anche giornalista enogastronomica e scrive per 'I Templari del Gusto', 'SaporiCondivisi', 'CampaniaChe' e 'Campania Food Porn', scrive poi per la versione cartacea e per la versione online di 'CasoriaDue' e su 'Gazzetta di Napoli'.

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Archivio del marzo 25th, 2017

Seconda edizione della mostra ‘Napoli Svelata’ del fotografo Mario Zifarelli

NAPOLI (di Emilia Sensale) È stata inaugurata sabato 25 marzo 2017 presso il complesso di Santa Maria La Nova la seconda edizione di 'Napoli Svelata' del fotografo partenopeo Mario Zifarelli. La mostra, a cura di Pina Sorrentino, è aperta fino al 19 aprile tutti i giorni con ingresso gratuito. Al forum organizzato nella mattinata erano presenti, tra gli altri, il direttore dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte Massimo Della Valle, il responsabile della fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli Fabio Donato e il capogruppo al Consiglio Comunale Mario Coppeto. 

 

Un respiro nel vicolo (racconto di Emilia Sensale)

PUBBLICATO SU CASORIADUE. ‘RACCONTartI’ di Emilia Sensale. Opera di Vittoria De Luca Terracciano, Napoli. 

IMG-20170128-WA0000Il vestito verde proprio non le piaceva, dopotutto la madre era stata chiara: col verde ogni bella donna si perde, come recitava l’antico detto. Quello nero era perfetto, nonostante la sua corporatura esile. Era stata a lungo nel negozio ma alla fine aveva deciso.

La primavera si avvicinava senza chiedere permesso, c’era il sole nel vicolo.

Andava tutto bene, era tutto pronto per la festa.  

Trucco, parrucco, un sorriso. I capelli corvini erano raccolti in uno chignon che le lasciava cadere alcune ciocche sul viso. Guardò l’orologio: mancava poco. Si affacciò al balcone che si apriva sul vicolo e a sinistra osservò l’incrocio a forma di lettera ‘T’ dove passeggiavano i passanti. Sembravano tante figure colorate, chi aveva buste della spesa in mano sembrava una formica pronta a trasportare nella tana il cibo per l’inverno. Una signora a una finestra di fronte innaffiava delle piante. Si appoggiò con la schiena verso la ringhiera e lasciò ai rumori della strada, coi clacson delle auto e le grida dei bambini che facevano i capricci, la possibilità di avvolgerla e di arrivare alle sue orecchie.

Il telefono di casa squillò, andò a rispondere. Ritornò alla balconata e in quel momento uscì il fratello dalla cucina. Le disse che era bellissima, lei sorrise toccandosi i capelli e gli chiese di scattare una foto. Nell’immagine lei guardava verso il basso, ammiccando verso le mattonelle chiare del pavimento del balcone. Guardò il cellulare più volte finché arrivò il messaggio tanto atteso, prese la borsa e scese. 

 

Chiaia brulicava di presenze in quel pomeriggio. Arrivò al locale in perfetto orario, salutò gli amici, prese un calice di spumante e trovò posto a sedere. Le statue della mostra, tutte nere e lucide, erano ai lati mentre il proiettore mostrava le immagini della creazione. Si vedevano le mani di lui mentre modellava le figure, solo alla fine lui apparve coi suoi occhiali dalla montatura minimale e il suo bel sorriso, quei capelli castani che lei desiderava accarezzare. Lui parlava ad un microfono dietro a un tavolo, la conferenza continuò tra risate e domande dei giornalisti.

La festa iniziò a fine conferenza: buffet, musica allegra, le sedie spostate dal centro della sala creando un’improvvisa pista da ballo. Molti parteciparono a quella discoteca inaspettata, nella cornice delle statue. Lei si avvicinò a lui per complimentarsi, parlarono da soli per molto tempo. Lei col suo vestito scuro come i capelli voleva tanto confessargli che volesse essere una di quelle statue, essere creata da lui, sentire le sue mani che la modellavano. L’idea di sentire le sue dita seguire le curve di un corpo che da quando lo aveva conosciuto non sentiva più suo ma che appartenesse a lui e solo a lui la inebriava.

“Vuoi venire con me a Milano? Così mi aiuti per la mostra che devo allestire lì”.

Non ascoltava più la descrizione della mostra, lui che spiegava il perché di quel viaggio. Vedeva già una valigia trascinata verso un treno che le avrebbe portato magari una nuova occasione di felicità. Sorrise. C’era da organizzare il dépliant della prossima mostra e sì, ci avrebbe pensato lei. Con molto piacere. 

Emilia Sensale 

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