Emilia Sensale

Poetessa e Scrittrice, Artista, Giornalista, nata a Napoli il 12 marzo 1989, vive a Napoli dove studia all'Università 'L'Orientale' dopo essersi diplomata al Liceo Classico 'Vittorio Emanuele II'. Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, amante della fotografia, della pittura e dell'arte del ricamo e dell'uncinetto, attualmente collaboratore per il quotidiano ROMA e impegnata in Uffici Stampa e in Social Media Marketing, è anche giornalista enogastronomica e scrive per 'I Templari del Gusto', 'SaporiCondivisi', 'CampaniaChe' e 'Campania Food Porn', scrive poi per la versione cartacea e per la versione online di 'CasoriaDue' e su 'Gazzetta di Napoli'.

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Pasta e pizza alla genovese della Hostaria Mediterraneo, Napoli

PUBBLICATO SU 'I TEMPLARI DEL GUSTO'

di Emilia Sensale 

Amare se stessi per la propria essenza e per ciò che si fa è il passo essenziale per voler bene sinceramente agli altri. Alla base, basterebbe ricordarsi che sono preziose quelle persone che fanno di tutto per vederci sorridere mentre non meritano la nostra attenzione coloro che non perdono occasione per farci piangere. Il condizionale è d’obbligo: per assurdo, la via più chiara e semplice non è quella che viene scelta con frequenza quando si tratta di rapporti interpersonali.

C’è una sola realtà alla quale è permesso farci piangere perché le lacrime che regala sono frutto non di un’azione vigliacca e cattiva ma di un gesto che porterà qualcosa di buono: la cipolla. Questa pianta bulbosa ricca di vitamine e sali minerali al taglio fa lacrimare gli occhi per una reazione chimica: i solfossidi presenti nell’alimento si combinano con un enzima che produce particolari acidi e ammoniaca, i quali generano molecole volatili che al contatto con l'umore acquoso presente sul bulbo oculare si trasforma in acido solforico e invitano l’occhio a produrre lacrime come immediata reazione di difesa. Poiché gli elementi suddetti sono idrosolubili, una buona soluzione per evitare di lacrimare consiste nel tagliare le cipolle sotto l’acqua corrente. Alla luce delle sue proprietà benefiche, vale la pena piangere: la cipolla, infatti, è ricca di proprietà benefiche e fa bene all’apparato digerente e alla pelle e le più antiche testimonianze sul suo uso risalgono al 5000 a.C.. Era apprezzata dalle civiltà antiche, che oltre a consumarla come alimento ne stimavano le qualità terapeutiche (è da sempre considerata un valido aiuto per la naturale produzione di urina), poiché si trasporta facilmente.

Esiste una ricetta della tradizione napoletana dove la cipolla è protagonista indiscussa: la genovese. Il nome che richiama un’altra regione italiana trova una spiegazione nella teoria più diffusa sulla storia delle sue origini. Gli ingredienti richiamano tutti la terra (pasta, carne, cipolla), ma il piatto è legato al mare: l’ipotesi più accreditata è che la genovese sia figlia dell’inventiva di cuochi di Genova operanti del XV secolo al porto di Napoli e che il piatto fosse molto apprezzato dai marinai poiché si conservava a lungo durante le traversate.

La genovese secondo la tradizionale ricetta partenopea è protagonista assoluta della cucina dell’Hostaria Mediterraneo, locale coloratissimo (ogni tavolo ha hostariamediterraneociascuna sedia di un colore diverso) ubicato in Corso Meridionale, a pochi passi dalla stazione di Piazza Garibaldi di Napoli. Sandro Norcaro porta avanti la passione per la cucina della madre, una passione che lo ha portato ad altre avventure gestionali nel mezzogiorno italiano e dal 2001 si esprime lì al limite dei quartieri Pendino, Mercato, San Lorenzo e Vicaria. La genovese si presenta nei loro piatti in modo tradizionale, con gli ziti come formato di pasta, una fresca foglia di basilico come cornice e a firma del saporito piatto c’è quel passaggio di pomodorino essenziale che lascia un gustoso ricordo. L’Hostaria Mediterraneo propone però anche la versione della genovese in formato pizza: il disco di pasta, con un impasto che gode di una lievitazione di circa 18 ore, viene affidato alle sapienti mani del pizzaiolo Francesco Capparelli che sistema su di esso la genovese mescolata con un po’ di panna, una crema dolce che accoglie un’abbondante spolverata di formaggio e la mozzarella. È compito poi di Giuseppe D’Aniello l’osservazione della cottura fino all’uscita della pizza fumante, sulla quale viene messo un dorato giro di olio extravergine d’oliva e alcune foglie di basilico. Pasta e pizza con la genovese sono un binomio vincente, da provare… e riprovare! 

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