Emilia Sensale

Poetessa e Scrittrice, Artista, Giornalista, nata a Napoli il 12 marzo 1989, vive a Napoli dove studia all'Università 'L'Orientale' dopo essersi diplomata al Liceo Classico 'Vittorio Emanuele II'. Vincitrice di numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali, amante della fotografia, della pittura e dell'arte del ricamo e dell'uncinetto, attualmente collaboratore per il quotidiano ROMA e impegnata in Uffici Stampa e in Social Media Marketing, è anche giornalista enogastronomica e scrive per 'I Templari del Gusto', 'SaporiCondivisi', 'CampaniaChe' e 'Campania Food Porn', scrive poi per la versione cartacea e per la versione online di 'CasoriaDue' e su 'Gazzetta di Napoli'.

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L’amore che non ha prigione, poesia di E. Sensale vincitrice XIII Premio Padre Gaetano Errico

Emilia PGE

 

 

 

 

 

 

 

 

Emilia Sensale prima classificata XIII Premio nazionale di Poesia Padre Gaetano Errico, Secondigliano 23 maggio 2015, con la sua poesia 'L'amore che non ha prigione'. 

 

Ho visto la neve dove non dovevo vederla

e il sole scioglierla, trasformandola in perla

che resta sul palmo di mani in attesa,

mentre il coraggio si trasforma in amore

e una scelta può infine cambiare una vita.

Ho chiesto alla pioggia di scorrere sul cuore

e invano permettere all’atroce ricordo una resa,

tanto da cancellare la strada lunga e lastricata,

il palazzo incolore, le lacrime che scendono

lungo gote gonfie che dignità pèrdono.

 

Son cresciuta sulle macerie come l’erba guada

e così colsi di mattina, silenziosa, la mia rugiada

e di sera sfiorai il lungo filo di lana da lavorare,

delicato come fu l’indugio di quella primavera

che dell’inverno lesta toccò la pelle e non le vene.

La carità di Dio fu il ritorno sacro della sera,

quando il mio dolore riuscì a riposare

e capii che una nuova luce sarebbe tornata

e dolce fu questo improvviso abbandono

giunto con calma, per sogno, per dono.

 

Il mio miracolo è poter attempare sospesa

sui giorni di un calendario, anche se non illesa,

mentre le ore scandiscono un tempo prezioso

tra amabili gaudi, sorrisi attenti e un dolce sguardo

che senza una ponderata speranza avrei dissolto.

Il coraggio è una ripida scala, non un traguardo,

e ogni gradino è un sospiro commosso e fruttuoso

che permette di raggiungere un’agognata giustizia

e di ascoltare dall’orizzonte il celeste suono

di una parola che è simbolo di pace: Perdono. 
 

 

Le motivazioni della giuria: “Una lirica colta e raffinata, dalla sonorità riuscita e coinvolgente. I versi scandiscono il ritmo di un percorso interiore che anela al perdono e il cui afflato è autentico e sincero. Il perdono si guadagna a piccoli passi e giunge come riposo dal dolore, arriva "con calma, per sogno, per dono", ma ci vuole coraggio e l'attesa di mani giunte in preghiera. Una lirica che sonda, ripercorrendo probabilmente un'esperienza personale, l'io più profondo e cerca verso immagini semplici ma ben costruite di esprimere un percorso di rigenerazione difficile ma non impossibile”.





 

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