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Credere di vedere il tramonto, invece era l’alba…

Conosci l’emozione che si prova quando un amore ti basta? Quando un sentimento ti regala una pace interiore ineguagliabile persino negli inevitabili litigi, quando riesci finalmente a gustare il sapore di labbra che cercavi da tanto tempo e quella bocca non la cambieresti con nessun’altra in tutto il mondo, ecco, quando quelle labbra e lo sguardo di chi ami ti basta… per vivere davvero? È un miracolo, un dono divino o semplicemente un traguardo duramente conquistato, una gioia più che meritata.
“Chiudi gli occhi, Emilia…”
Da quella richiesta conosco anche io l’emozione di un amore che finalmente riesce a riempirmi la vita. L’amore è fiducia, è ingenuità ben riposta. L’amore è saper attendere, saper aspettare i sussulti del cuore, non è rassegnazione.
L’ultima volta che ho chiuso gli occhi è stata per paura. Paura vera. Avevo gli occhi pieni di lacrime, imploravo, mi dimenavo, tentavo di scappare inutilmente, sbalordita e angosciata… sotto il peso degli schiaffi.
Adesso no. Adesso ci sei tu. Adesso quasi non conta più niente, c’è solo un’ombra sul mio cuore, è la paura di quella sera che mi porto dietro e forse avrò con me per sempre, inevitabilmente. Ma è stata quell’ombra a farmi apprezzare la tua luce. È l’unica cosa che posso e voglio fare ora, Antonino, per farti capire che di te mi fido, oggi, 14 febbraio 2012, giorno della festa degli innamorati, per farti capire che ho sbagliato, sì, che ho sbagliato a spaventarmi di fronte ai tuoi sentimenti, che non è giusto condizionare le proprie sensazioni e giudicare le emozioni di un’altra persona solo perché un disgraziato che di me non ha capito nulla mi ha spezzato il cuore e un bastardo ha tentato di rovinarmi anima e corpo. Avevi ragione tu, Nino, non son riusciti a cambiarmi. Ora sono qui con te ed è quello che conta. Non ferirmi… ma so che non lo farai. Tu non lo farai perché mi vuoi bene veramente. Hai aspettato un anno per avermi qui accanto a te, a due passi dal lungomare partenopeo. Ora non scappo più. Son qui per te, solo per te. E chiudo gli occhi… solo per te. Perdona il mio sospiro. Mi hanno detto che gli incubi passeranno… e magari sarà vero, ma solo se saprò vivere il sogno che da oltre un anno vuoi regalarmi e che stavolta onorerò. Ce lo meritiamo.

“Hai gli occhi chiusi, vero? Non vedi niente? Altrimenti mi rovini la sorpresa!”
“Tranquillo”
Sorrido. Finalmente. Solo una settimana fa non riuscivo a sorridere perché mi faceva male tutto il volto….
“È che… beh… al di là del regalo che ti ho portato… c’è una cosa che vorrei fare, Emilia, da molto tempo, solo che ho paura della tua reazione…”
“Falla e basta, io son qui ad occhi chiusi, aspetto tutto il tempo che vuoi”
Tremo. Tremo per paura, per… non lo so neanche io. Ho un’intuizione che mi è sfuggita dalle mani, il cuore che rinasce, la testa che si dilata verso l’infinito di un nuovo sentimento.
“Ho paura che tu possa arrabbiarti…”
“Antonino, le cose belle non fanno arrabbiare… e ti conosco, poi so e sento che mi vuoi bene, dunque non posso arrabbiarmi per qualcosa che proviene da te. Facciamo così, vado col conto alla rovescia, alla fine del quale procedi in quello che vuoi fare e che non so cosa è. Meno dieci, nove, otto, sette, sei, cinque…”
“Ehi, Emy, il countdown è troppo veloce!”
“Uff, quante storie!” e rido, continuando a tenere gli occhi chiusi, continuando a fidarmi di chi merita la mia fiducia.
“Fai… fai più piano, sai, è una cosa che sogno da tanto tempo, però ho paura della tua reazione…”
“Va bene. Facciamo così: meno quattro e mezzo, quattro e un quarto, quattro, tre e tre quarti…”
Tre e mezzo.

Il nostro primo bacio. Il nostro meraviglioso e indimenticabile primo bacio.
Bacio. Fruscio di foglie molli e rosse in un sospiro. Grido del morbido cielo vermiglio nato da un meraviglioso sussurro. Cercarsi, trovarsi, amarsi. Vento di passione che accarezza le labbra. Vino cremisi, nettare prezioso che dà l'ebbrezza d'amore. Istante fervente che mi hai donato.
Le nostre mani che si cercano, le mie che tremano, le tue che mi afferrano convulsamente, quasi non ci credi che son qui, invece ci sono, Antonino, son qui solo per te e ho aperto gli occhi, vedo il tuo sguardo, mi guardi commosso, trattieni le lacrime e solo una goccia ti sfugge dalle ciglia, sorridi e ti volti per qualche secondo davanti a noi, sospirando.

“Emilia, quanto mi hai fatto soffrire…”
Una stretta al cuore. Li ho tutti i tuoi sms di questi mesi, Nino…. Tutti li ho conservati. Grazie per essere venuto a prendermi all’università, grazie di avermi aspettato per tutto questo tempo. Scusami se volevo rispondere e non l’ho fatto… ma li ho conservati. Una parte del mio cuore forse già sapeva che sarei arrivata qui con te. Dio, grazie per avermi aperto gli occhi e soprattutto il cuore a questo ragazzo che ora mi guarda.

“Ma non importa…. Ora sei qui, è questo quello che conta. Non importa, Emilia. Io ci ho sempre creduto. Per la prima volta ti vidi che eri fidanzata e pensai che avrei dato l’anima affinché diventassi mia, poi mi hai allontanato quando avrei voluto solo dimostrarti che avrei potuto darti quello che cercavi da sempre e vedere che non mi rispondevi e tanti altri che ti corteggiavano mi faceva stare male… ma tu sei rimasta pura e semplice e ora sei qui con me e farò di tutto per non farti mancare niente…”.
Il nostro secondo bacio. Poi non ne abbiamo contati più, abbiamo perso il conto. Per fortuna. Finalmente.

 


Scelgo sempre una postazione laterale che mi permetta di alzarmi per scattare qualche foto durante l’evento e di garantirmi una posizione strategica per poter effettuare qualche ripresa video. Mi guardo attorno in ogni occasione, conferenza stampa o altro, mi son ritrovata in un contesto ricco di persone mature ben vestite, colleghi o rappresentanti delle istituzioni, spesso ci son parecchie donne ma coetanee nessuna, rare volte ci sono coetanei di sesso maschile, son spesso la più giovane dei presenti. È un orgoglio grandissimo per me che farò di tutto per onorare. Da sola. Come sempre. Ho sempre lottato ed affrontato tutto da sola, un passo alla volta, grata a Dio e al destino per i buoni incontri e con ancora addosso le ferite non cicatrizzate di un brutto incontro.
È facile ora sospirare e dire che me la sono cavata egregiamente, che poteva andarmi peggio fisicamente e psicologicamente. È facile rendersi conto oggi che forse è stato addirittura meglio così perché dalla polvere son riuscita a rinascere, come l’Araba Fenice… ma un’ombra resta. Se c’è un’ombra vuol dire che c’è una luce nelle vicinanze e quel bagliore viene dal mio cuore ancora forte nell’affrontare ogni dolore, ma l’oscurità a volte è un peso impalpabile ma non effimero che soffoca l’anima.
C’ero anche io oggi a quella conferenza stampa sulla violenza contro le donne alla sede della Provincia a Piazza Matteotti. Che beffa del destino. Ci ho pensato guardando tutte le donne presenti prima che la cerimonia iniziasse e ho sorriso.
Son qui per il giornale ROMA. È tutto così… strano. E così bello. Vorrei raccontarvi quello che mi è successo, così, per fare due chiacchiere. Vorrei raccontarvi di quelle volte in cui son stata intere giornate a letto a guardare il vuoto. Ero appoggiata sul cuscino con la parte sinistra del volto, sapete? La destra mi faceva male. E ora sono qui. Ho combattuto, ora ho anche questa possibilità, questa avventura che mi sta piacendo tantissimo e che spero di riuscire ad onorare.

“Dobbiamo pensare alle donne che subiscono violenza ed hanno la forza di denunciare quanto accaduto, la fase più delicata è quella successiva alla denuncia, spesso le donne non sanno cosa fare e si sentono smarrite, confuse…”. La voce dell’assessore provinciale mi è giunta nitida.
Vuole sapere come ci si sente? Ci si sente la vergogna addosso, letteralmente. Come se fosse stata colpa tua, quando invece è l’altra persona a doversi vergognare. Le senti tutte le percosse, tutte. Appena chiudi gli occhi il bastardo è ancora lì, davanti a te, con le sue mani ti sta togliendo la dignità. Con le sue dita sta tentando di toglierti i pantaloni, ma tu lotti più che puoi. Ti chiedi il perché, come abbia potuto mostrarti una maschera e improvvisamente, senza motivo apparente, farti tutto questo. Si sfiora la morte tutelando la propria integrità fisica e morale. Un miracolo ti salva.

 

Io ringrazio Dio di avermi dato te, Antonino…”
“Devi ringraziare te stessa, la tua caparbietà…”
“Allora la tua determinazione, anzi, la nostra, perché ora siamo NOI… ma credimi, grazie amore mio. Grazie di esistere, grazie per tutto. Sei la cura di ogni mio male…”
“La mia cura, la tua convalescenza, la nostra guarigione”.

Chiudi gli occhi, amore mio.
Son lì vicino a te, mi senti? Ti stringo le mani, ti bacio la guancia, appoggio la testa sul tuo petto, sento i battiti del tuo cuore, i tuoi sospiri. Ti sussurro che ti amo e che per te ci sarò sempre, qualunque cosa accada. Io ho lottato per te, ora lo so. Ho lottato per la mia integrità fisica per potertela donare, un giorno, amore mio. Son qui senza vergogna, senza corazza, senza segreti. Son qui e siamo noi. Grazie di esistere. 
 

 

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Amore è dire un ‘grazie’ silenzioso che, tuttavia, la persona che ci ama riesce ad ascoltare

Ho avuto paura tante volte che le persone potessero prendermi in giro, amore mio. Forse perchè è successo tante volte già ed in ognuna di quelle volte ho lasciato un pezzettino di cuore.
La gente ama prendere in giro la gente, c'è poco da fare. Sembra che tutti abbiano paura di prendere sul serio cose meravigliose come le emozioni e i sentimenti che possono nascere da esse.
Le persone prendono in giro in ogni argomento, in ogni tipo di rapporto, in ogni modo. E fa male, sai? Sì, lo sai anche tu. Lo sai perchè hanno preso in giro anche te.
Io non ho mai preso in giro nessuno e questo è il mio orgoglio perchè so dare importanza ai rapporti, alle convenzioni e al tempo stesso alla libertà di espressione dei miei sentimenti. Di sicuro, non prenderò mai in giro te perchè tu sei una persona seria, lo sono anche io… ma soprattutto non lo farò perchè ora non sono nè più io nè tu, ora siamo NOI, e ciò che provo per te è vero, verissimo, come le tue labbra quando mi baciano, è tutto vero, come i tuoi occhi quando mi guardano, come le mie lacrime di commozione mentre ti scrivo queste poche righe.
Vero come è vero che adesso prendiamo in giro noi, comunque. Ma no, amore mio, non prendiamo in giro la gente, noi siamo persone serie e poi non ce ne importa proprio più, della gente, possono dirci grandi cattiverie, possono additarci con una smorfia o possono anche complimentarsi col nostro operato d'amore, no, ora ci siamo solo noi, la nostra meravigliosa coppia, niente e nessuno potrà mai dividerci se ci ameremo davvero, come vero è il nostro amore.
Noi ora prendiamo in giro il tempo. Può scorrere, inesorabile, nell'orologio della vita, la lancetta è il tuo braccio e i secondi vengono scanditi dai nostri baci e sospiri. Ci prendiamo gioco del tempo, noi, nell'ebbrezza della nostra giovane età, felici nel nostro tenero vero amore.
Prendiamo in giro il tempo noi, che forse siamo stati presi in giro tante volte, immeritatamente, in attesa finalmente di incontrarci…. Noi, che ora siamo noi, meravigliosamente noi, noi che prendiamo in giro il tempo e non ce ne importa più di chi ci ha preso in giro. "Rivincita" la chiami tu spesso, sorridendo.
Io semplicemente chiamo tutto questo "Amore". Ti chiamo amore. Amore Mio.

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L’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate sceglie una giovane donna come responsabile stampa (VIDEO)

NAPOLI - Giuseppe Alviti, presidente dell’Associazione Nazionale Guardie Particolari Giurate, ha incontrato Emilia Sensale, 23enne scrittrice e poetessa napoletana vincitrice di numerosi premi letterari, collaboratrice da anni per varie testate giornalistiche, per conferirle l’incarico di responsabile stampa della suddetta Associazione. “È un vero onore per me scegliere una figura femminile per questo tipo di ruolo” – ha dichiarato il presidente Alviti, da sempre sensibile al tema delle pari opportunità – “Abbiamo scelto una giovane donna con un curriculum di tutto rispetto e ad Emilia, che si trova all’inizio di una carriera sicuramente brillante, auguriamo una fattiva collaborazione con l’Associazione”.

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Non permetterò più a nessuno di imprigionarmi dentro una campana di vetro

Per chi mi vorrà davvero bene sarò come un aquilone nelle mani di un bambino: potrò muovermi nell'aria e guardare verso il cielo, trattenuta non per gelosia ma per non permettermi di andare via, strappata dalla crudeltà del vento.

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DICO NO! ALLA VIOLENZA

Che le donne non si tocchino neanche con un fiore è soltanto una frase fatta.
A rispettare l'integrità fisica e morale delle donne sono, infatti, ben pochi uomini.
In Italia viene uccisa una donna ogni 2 giorni e 7 donne ogni giorno subiscono violenza dagli uomini.
Tuttavia la violenza sulle donne è un fenomeno sommerso, perché non la rende manifesta né chi la perpetua (che spesso mostra, al mondo, una facciata molto diversa dalla realtà)  né, purtroppo, chi la subisce: le donne vittime di violenza, anche grave, spesso non la denunciano.
Se tutte parlassero, forse qualcosa potrebbe cambiare.
Uscire dal silenzio è difficile, ma c'è chi prova ad aiutarti, e spesso ci riesce.

FONTE http://www.chiarasangels.net/pagine/antiviolenza.htm 

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A te, miserabile

Una bella ferita d’amore. Ecco cosa ci voleva. Una delusione d’amore, di quelle che sembra che stai per morire e in realtà non muori mai. Una di quelle ferite che ho già provato sul mio cuore e che si son trasformate in cicatrici.
Non i lividi che mi hai lasciato tu.
I lividi si assorbono, le ferite si chiudono. Ciò che si assorbe ci mette più tempo, ogni volta che tocchi quella parte di pelle che è stata colpita ti fa ancora male, una ferita è un colpo netto, il livido è il segno di un accanimento o comunque di una botta decisa e più forte. Sulle ferite si possono mettere i cerotti, e sui lividi… sui lividi che ci metto io?
I lividi che ti lasciano sulla pelle possono andare via. Quelli che ti lasciano sull’anima possono essere indelebili.

Una bella ferita d’amore. Ecco cosa ci voleva. Una delusione d’amore, non una delusione totale… come sei stato tu per me. Dalle delusioni totali o resti distrutta o reagisci.
Io ho reagito. Non ti avrei mai permesso di togliermi il sorriso, quel bel sorriso naturale che molte persone amano. Quel sorriso che avevi notato anche tu, riempiendomi di complimenti. Mai avrei creduto che potessi proprio tu tentare di togliermelo, per un po’ non mi hai permesso di sorridere… ma ora so chi sei.
Hai percepito l’odore di una ferita che non si era ancora chiusa del tutto: io credevo che su di essa stessi distribuendo zucchero, invece il tuo era sale… finché non hai fatto di tutto per spalancarmi la ferita che credevo chiusa. Ecco, la ferita però può diventare finalmente cicatrice, i lividi sull’anima… beh, per quei lividi ci vorrà tempo, forza, coraggio. Io mi sono alzata con tutti i lividi e ho continuato per la mia vita. Oramai so chi sei, sei solo una persona miserabile.

I lividi sbiadiscono, sai? Ci vuole una pomata. E un po’ di ghiaccio.
Il ghiaccio è quello di una bevanda sorseggiata guardando un 28 e un 30 su un libretto universitario, con la sensazione di aver intrapreso la giusta strada, di essermi rialzata quando non lo credevo possibile. La pomata è una carezza di una persona speciale che credevo perduta per sempre e che invece mi vuole bene per quello che sono e ha fatto di tutto per non perdermi.
Non sono la ragazza debole di carattere che credevi.
Man mano gli incubi passeranno, il disgusto farà spazio all’indifferenza… e, come spero, onorerò il regalo che immeritatamente ha voluto farmi Dio dedicando il mio tempo e le mie forze a una persona che dimostrerà di meritare tutto quello che ho da offrire. Tutto quello che hai tentato di strappare e che invece è ancora qui.

“Stacco, vado a pappa, pennette al sugo da me preparato e poi wurstel e patatine. E mangiando le patatine penserò a te che quel giorno spontaneamente le scambiavi con me”
“Non le scambiavo con te. Le condividevamo, è diverso”

La dieta? Ecchisenefrega. Ora lo so: chi mi vuole veramente bene non mi toglie le patatine fritte dal piatto, me le porge, le scambia con me. Anzi, le condivide con me.

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